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ETIKA I D 12CSD043 |
SANTI - HEILIGE |
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Santa Caterina da Siena |
Utilità delle tentazioni – Demonio
come giustiziere dalla giustizia |
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S. Caterina da
Siena: Dialogo (Libro della divina dottrina)
Cap. 43
Della utilità delle tentazioni, e come
ogni anima nella estremità della morte vede e gusta el luogo suo, prima
che essa sia separata dal corpo, cioè pena o gloria che debba ricevere
Nützlichkeit
der Versuchungen - Dämonen als Vollstrecker der göttlichen Gerechtigkeit
(Einige wichtige Sätze auf deutsch übersetzt)
Schluß
von Kap. 42
Quasi lo dica el dimonio: "Chi ha sete dell´acqua morta venga a me, ché io
ne gli darò".
Cap. 43
Egli (el dimonio) è fatto giustiziere mio dalla mia
giustizia per
tormentare l´anime che miserabilmente hanno offeso me.
Er (der Dämon) ist zum Vollstrecker meiner Gerechtigkeit geworden, um die Seelen zu quälen, die mich elendiglich
beleidigt haben.
E in questa vita gli ho posti a tentare molestando le mie
creature; non perché le mie creature siano vente, ma perché esse vencano e
ricevano da me la gloria della vittoria, provando in loro le virtù.
E neuno in questo debba temere per veruna battaglia né
tentazione di dimonio che lo´ venga, però che Io gli ho fatti forti, e dato lo´ la
fortezza della volontà, fortificata nel sangue del mio Figliuolo. La quale
volontà né dimonio né creatura ve la può mutare, però che ella è vostra e data
da me.
Niemand braucht Angst zu haben wegen irgendeiner Schlacht oder
dämonischen Versuchung ... Ich habe ihnen die
Kraft des Willens gegeben, gestärkt im Blut meines Sohnes.
Voi dunque col libero arbitrio la potete tenere e
lassare, secondo che vi piace. Ella è l´arma la quale voi ponete nelle mani del
dimonio, e drittamente è uno coltello col quale egli vi percuote e con esso
v´uccide. Ma
se l´uomo non dà questo coltello della volontà sua nelle mani del dimonio, cioè
che egli consenta alle tentazioni e molestie sue, giamai non sarà offeso di
colpa di peccato per veruna tentazione. Anco el fortificato colà dove egli apre
l´occhio dell´intelletto a vedere la carità mia. La quale carità permette che
siate tentati solo per farvi venire a virtù e a provare le virtù.
Ihr könnt also aus freiem Entschluß die Kraft des Willens behalten und loslassen, wie es euch gefällt. Sie ist die Waffe, die ihr in die Hände des Dämons legt, und geradeso ist sie ein Messer, mit dem er euch durchbohrt und damit tötet.
A
virtù non si viene se non per lo cognoscimento di se medesimo e per
cognoscimento di me. El quale cognoscimento più perfettamente s´acquista nel
tempo della tentazione: perché alora cognosce sé non essere, non potendosi
levare le pene e le molestie le quali vorrebbe fuggire; e me cognosce nella
volontà (la quale è fortificata per la bontà mia) che non consente a esse
cogitazioni: perché ha veduto che la mia carità le concede perché ´l dimonio è
infermo e per sé non può cavelle se non quando Io gli do; e Io el permetto per
amore e non per odio, perché venciate e non siate venti, e perché veniate ad
perfetto cognoscimento di voi e di me, e acciò che la virtù sia provata, però
che ella non si pruova se non per lo suo contrario.
Dunque
vedi che sonno miei ministri a crociare i dannati nell´inferno, e in questa
vita ad esercitare e provare la virtù nell´anima.
Non che la intenzione del dimonio sia per farli provare
in virtù, perché egli non ha carità, ma per privarli della virtù, e questo non
può fare se voi non volete.
Nicht, daß es die Absicht des Dämons wäre, euch in der Tugend zu
prüfen, denn er hat keine Liebe, sondern um sie der Tugend zu berauben, und dies
kann er nicht tun, wenn ihr nicht wollt.
Or
vedi quanta è la stoltizia dell´uomo, che si fa debile colà dove Io l´ho fatto
forte, ed esso medesimo si mette nelle mani delle dimonia. Unde Io voglio che
tu sappi che nel punto della morte, essendo entrati nella vita loro sotto la
signoria del dimonio (none sforzati, però che non possono essere sforzati come
detto l´ho, ma volontariamente si sonno messi nelle mani loro), giognendo poi
all´estremità della morte con questa perversa signoria, essi non aspettano
altro giudicio, ma essi medesimi ne sonno giudici con la coscienza loro e come
disperati giungono all´eterna dannazione. Con l´odio strengono l´inferno in
sulla estremità della morte; e prima che egli l´abbino, essi medesimi co´ loro
signori dimoni pigliano per prezzo loro l´inferno.
Si
come e´ giusti vissuti in carità morendo in dilezione, quando viene l´estremità
della morte, se egli è vissuto perfettamente in virtù illuminato del lume della
fede, con l´occhio della fede, con perfetta speranza del Sangue del Agnello,
vegono el bene il quale Io l´ho aparecchiato e con le braccia dell´amore
l´abbracciano, stregnendo con estrette d´amore me, sommo e eterno Bene,
nell´ultima estremità della morte. E così gustano vita eterna prima che abbino
lassato el corpo mortale, cioè prima che sia separato dal corpo.
Altri che fussero passati nella vita loro con una carità comune, che non fussero in quella grande perfezione e giognessero all´estremità, costoro abbracciano la misericordia mia con quello lume medesimo della fede e della speranza che ebbero quelli perfetti; ma hannola imperfetta. Ma perchè costoro erano imperfetti, strinsero la misericordia mia, ponendo maggiore la misericordia mia che le colpe loro.
Gl´iniqui peccatori fanno el contrario, vedendo con la
disperazione el luogo loro, e con l´odio l´abbracciano, come detto t´ho. Sì che non
aspettano d´essere giudicati né l´uno né l´altro; ma partonsi di questa vita, e
riceve
ogniuno el luogo suo*, come detto t´ho. Gustanlo e possegonlo prima che si partano dal corpo
nella estremità della morte: e´ dannati co´ l´odio e disperazione, e i perfetti
con l´amore e col lume della fede e con la speranza del Sangue. E gl´imperfetti
con la misericordia e con quella medesima fede giongono al luogo del
purgatorio.
Raccomandiamo:
Collana Patristica e del Pensiero
Cristiano
Santa Caterina da Siena: Il libro
Introduzione e note a cura di D.
Umberto Meattini
Edizione Paoline, 1975, 632 pagine
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Papa
Giovanni Paolo II è d´opinione differente. Noi abbiamo più fiducia in Santa
Catarina.
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La croce del demonio – Vom Umgang mit Dämonen