ETIKA I

SAN FRANCESCO

http://www.etika.com
2.7.2002

12F425

DEL LEPROSO BESTEMMIATORE SANATO PER SANTO FRANCESCO DELL´ANIMA E DEL CORPO

I Fioretti, cap. XXV, da un codice della Biblioteca Reale di Torino a cura del P. Francesco Sarri dei Minori, Vallecchi Editore, Firenze, 1926 

Il vero discepolo di Cristo san Francesco, vivendo in questa miserabil vita con tutto el suo sforzo si ingegnava di seguitar Cristo perfetto maestro; onde veniva spesse fiate per divina operazione che a cui egli sanava il corpo Iddio sanava l´anima a una medesima ora, siccome si legge di Cristo.

E però ch´egli non solamente serviva volentieri a cancerosi, ma oltra questo avea ordinato che i frati del suo Ordine, andando o stando per lo mondo, servissero ai leprosi per amor di Cristo, el quale volse per noi essere reputato leproso.

Addivenne una volta, in uno luogo appresso di quello là ove san Francesco stava allora, i frati servivano (in uno spedale) ai servi di Cristo cancerosi e infermi; nel quale era un leproso sì impaziente e incomportabile e protervo, che ogni uomo credeva di certo, e così era, che fosse impedito dal demonio, imperò che villaneggiava di parole e di battiture sì sconciamente ciascuno che il serviva, e, che peggio era, ello vituperosamente bestemmiava Cristo benedetto e la sua santissima madre Vergine Maria, che per nissun modo si trovava chi il volesse o potesse servire.

E avvegna che le villanie o ingiuriose parole i frati si studiassero di portar pazientemente per accrescere el merito della pazienza, nientedimeno le ingiurie di Cristo e della sua Madre non potendo sostenere le coscienze loro determinavano al tutto d´abbandonare il detto leproso.

Ma non lo volleno fare infino a tanto ch´elli non lo notificassero a san Francesco, el quale stava in uno luogo li appresso.

E avendo notoficato a san Francesco, se ne viene a questo leproso perverso; e giungendo a lui, sì lo saluta dicendo: "Dio te dia pace, fratel mio carissimo".

Risponde el leproso rimbrottando: "Che pace posso io avere da Dio, che ello mi ha tolto pace e ogni bene, che mi ha fatto tutto fracido e puzzolento".

E san Francesco dice: "Figliuolo, abbi pazienza, imperciò che le infirmità de´ corpi ci son date da Dio in questo mondo per salute dell´anima, imperciò che le son di gran merito, quando che le sono portate pazientemente".

Risponde lo infirmo: "E come posso io portar la pazienza continua che me affligge el dì e la notte? E non solamente io sono afflitto dalla infermità mia, ma peggio mi fanno i frati che tu mi desti perchè mi servisseno, e loro non mi servono come debbeno".

Allora san Francesco, cognoscendo per revelazione che questo leproso era posseduto dal maligno spirito, andò e sì mise in orazione, e sì pregò divotamente Iddio per lui.

E fatta l´orazione, ritorna a lui e dice così: "Figliuolo, io ti voglio servir io, dapoi che tu non ti contenti degli altri".

"Piacemi, disse lo infermo, ma mi potrai tu fare più che gli altri?"

Risponde san Francesco: "Ciò che tu vorrai, io farò".

Dice il leproso: "Io voglio che tu mi lavi tutto quanto, imperciò ch´io puzzo sì fortemente, che io medesimo non mi posso soffrire".

Allora san Francesco di subito fece scaldar l´acqua con molte erbe odorifere, poi spoglia costui, e comincia a lavarlo colle sue mane, e un altro frate metteva su l´acqua.

E per divino miracolo, là dove san Francesco toccava colle sue sante mani, si partiva la lepra, e rimaneva la carne perfettamente sanata.

E come si cominciò a sanare la carne, così di subito si cominciò a sanar l´anima; onde, veggendosi il leproso cominciare a guarire, cominciò ad avere grande compunzione de´ suoi peccati e a piangere amarissimamente: sì che, domentre che ´l corpo si sanava, ovvero si mondava della lepra per lavamento d´acqua, l´anima si mondava dentro dal peccato per la contrizione e per le lagrime.

Ed essendo compitamente sanato al corpo e quanto all´anima, umilmente ello si chiamava in colpa e sì diceva piangendo ad alta voce:

"Guai a me, ch´io son degno dello ´nferno per le villanie e ingiurie ch´i´ ho fatto ai fratri, e per le impazienzie e biastemmie ch´i´ ho avuto contra Dio".

Onde per quindici dì ello perseverò in amaro pianto de´ suoi peccati e in domandar misericordia a Dio, confessandosi al prete integramente.

E san Francesco, vedendo così espresso miracolo, el quale Dio avea doperato per le mane sue, ringraziò Dio e partissi un dì, andando in paese assai a lungi; imperò che per la umiltà voleva fuggir ogni gloria mondana, e in tutte le sue operazioni solo cercava l´onor e la gloria di Dio e non la propria del mondo.

Poi, come a Dio piacque, el detto leproso, sanato del corpo e dell´anima, da quindici dì della sua penitenza, infermò d´altra infermità, e fornito di Sacramenti ecclesiastici si morì santamente.

E la sua anima, andando in paradiso, apparve in l´aere a san Francesco, lo quale stava in una selva in orazione, e dissegli: "Mi riconosci tu?"

"Quale se´ tu?" dice san Francesco.

Ed ello dice: "Io sono il leproso, el quale Cristo benedetto sanò per li tuoi meriti, e mo io vo a vita eterna ; di che io rendo grazie a Dio e a te. Benedetta sia l´anima e ´l corpo tuo, e benedette siano le tue parole e le tue operazioni imperò che per te molte anime si salveranno nel mondo. E sappi che non è dì nel mondo, nel qual i santi Angeli e altri Santi tutti non ringrazino Dio de´ santi frutti che tu e l´Ordine tuo fate in diverse parte del mondo; e però confortatevi e ringraziate Dio, e sta´ colla sua benedizione".

E dette queste parole se n´andò in cielo; e san Francesco rimase molto consolato.

A laude di Cristo. Amen.

Index italiano