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92CV9 |
La morte dei persecutori
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Da Firmino Lattanzio composto probabilmente a Nicomedia
non molto dopo il 313 |
Firmino
Lattanzio:
La morte dei persecutori
Versione,
introduzione e note a cura di Paolo Calliari
Edizioni Paoline 1967
1.
Dio aveva procrastinato la pena
degli empi per far vedere in essi come egli è solito guidare tutti gli
avvenimenti della storia umana, e perché i posteri si convincessero che il
Dio dei cristiani è il solo e il sempre immutabile vindice della giustizia
contro gli empi e i persecutori. (31)
2.
Nerone, tiranno sanguinario e crudele ... Pietro e Paolo furono
le prime sue vittime. Pietro fu appeso alla croce e Paolo fu decapitato. Ma a
Nerone male gliene incolse, perché non si colpisce
impunemente ciò che appartiene a Dio. Dio
infatti volse lo sguardo alle sofferenze del suo popolo. Il tiranno, precipitato dal suo trono, spogliato
dalla sua potenza e reso del tutto inerme, sparì tutto a un tratto e non si
poté sapere neppure dove fosse la tomba di questa bestia esecranda. (34s.)
3.
Domiziano. Spinto dai demoni a
perseguitare il popolo santo di Dio, pagò la pena della sua empietà e cadde in balìa dei suoi nemici; i quali non solo lo
uccisero nella sua stessa casa, ma resero anche la memoria del suo nome
condannabile ed esecranda. (38s.)
4.
Decio. Trovò la morte sul campo di battaglia. E il suo corpo
non ebbe neppure l´onore della sepoltura. Infatti giacque spogliato e nudo in preda
degli uccelli e delle belve rapaci.
5.
Valeriano. Osò alzare le sue empie mani contro Dio. Preso
prigionero dai Persiani ... dovette vivere in una schiavitù vergognosissima.
Sàpore, il re dei Persiani, ogni volta che voleva salire sul carro o sul
cavallo, faceva chinare davanti a sé l´imperatore di Roma e gli metteva il
piede sulla schiena come su uno sgabelo.
6.
Aureliano. Assassinato, a quanto si crede, dagli stessi suoi amici.
7.
Diocleziano, inventore di tutti
i mali e istigatore di tutti i delitti
... mano sacrilega contro Dio. ... grande carestia. ... aveva causato grandi
rovine e la morte di molti.
8.
Massimiano Erculeo, fratello di Diocleziano. La libidine di quest´uomo era
tanto grande che non si contentava di dare pubblico spettacolo della sua
sodomia ma arrivava perfino a tentare e sedurre le figlie delle famiglie più
nobili. Tutte le volte che era in viaggio, dovunque si trovasse, aveva a sua
disposizione le giovani figlie dei bobili del luogo, strappate con la violenza
alle loro famiglie.
9.
Galerio, generale di Diocleziano. Era peggiore degli uomini
peggiori di tutti i tempi. Era, nel vero senso della parola, una bestia.
10.
Occasione della persecuzione
dei cristiani. Diocleziano immolava spesso
animali e cercava nelle loro viscere i presagi che desiderava. Il maestro degli
arùspici, chiamato Tagis, disse che i sacrifici non potevano dare i responsi
desiderati perché c´erano presenti delle persone profane. Furente d´ira,
Diocleziano comandò allora che tutti dovessero prendere parte al sacrificio.
Anche i soldato fossero obbligati a presenziare i nefandi sacrifici.
11.
Galerio induce Diocleziano a
una persecuzione più radicale. La madre di
Galerio era adoratrice degli dei delle montagne e quasi tutti i giorni faceva
sacrifici in loro onore. I cristiani se ne astenevano, digiunavano e pregavano
con fervore. Galerio esigeva che i cristiani che si rifiutassero a sacrificare
fossero tutti bruciati vivi.
12.
La chiesa di
Nicomedia abbattuta per ordine di Diocleziano
13.
Promulgazione dell´editto.
Prime reazioni dei cristiani. (Il 24
febbraio del 303) fu promulgato un editto secondo il quale tutti i cristiano
erano privati di ogni onore e carica pubblica e passibili di tutte le pene,
qualunque fosse il loro grado e la loro posizione. Un cristiano ebbe il grande
coraggio di strappare l´editto. Fu subito trovato, preso, sottoposto a
crudelissime torture, cotto e bruciato. Ma egli sopportò tutti i tormenti con
pazienza ammirevole.
14.
Di due
incendi scoppiati nel palazzo imperiale di Nicomedia sono incolpati i cristiani
15.
La
persecuzione si allarga
16.
Donato,
amico di Lattanzio, è gettato in prigione con molti altri
17.
Declino della potenza politica
e malattia di Diocleziano. Un anno
intero di malattio. Morte parziale. Diventò pazzo e a intervalli era
furioso e a intervalli calmo.
18.
Galerio
obbliga Diocelziano ad abdicare
19.
Diocleziano
abdica in favore di Galerio. Elezione di Severo e Massimino Daia a Cesari
20.
Progetti di
Galerio per il futuro del suo impero
21.
Galerio Imperatore. Pessimo
governo e immoralità spaventosa. Raffinatezza e crudeltà delle pene inflitte ai
cristiani. Quando voleva divertirsi
designava qualcuno per nome e lo faceva gettare agli orsi. Raramente andava a
tavola senza prima aver assistito a qualcuno di questi spettacoli.
22.
Crudeltà
bestiale di Galerio contro i non cristiani
23.
Tasse
ingenti e carestie spaventosa sotto Galerio
24.
Galerio
insidia alla vita di Costantino. Fuga drammatica di Costantino da Nicomedia
25.
Costantino
Imperatore. Reazione di Galerio
26.
Massenzio si
fa eleggere Imperatore a Roma. Massimiano Erculeo riprende la porpora. Morte di
Severo
27.
Galerio
contro Massenzio. Sconfitta e fuga di Galerio
28.
Massimiano
Erculeo contro il figlio Massenzio
29.
Massimiano
Erculeo insidia alla vita di Costantino
30.
Massimiliano
Erculeo impiccato
31.
La
situazione di Galerio si aggrava
32.
Massimino
Daia contro Galerio
33.
Malattia orribile di
Galerio. Dio punì Galerio al diciottesimo anno del suo regno (310)
con una malattia insanabile: un´ulcera maligna che lo aveva colpito nella parte
inferiore dei genitali e che si allargava sempre più. Cura radicale. Ma al
minimo movimento del corpo la ferita si riapriva e il sangue scorreva più
abbondante di prima. ... Il dolore diventava sempre più forte. La cancrena se
estendeva sempre più e aveva già preso la parte superiore del corpo, le viscere
uscite andavano in putrefazione e tutte le parti circostanti non erano che un
ammasso di pus e di marcia. Il male penetra nell´interno, lo rode e vi fa nascere
dei vermi. Il fetore insopportabile si estende non solo al palazzo, ma a tutta
la città. Il corpo è consumato dai vermi e come decomposto e disciolto tra
dolori indicibili. Sulla piaga sanguinante allora furono poste carni cotte e
calde di animali, perché col calore i vermi uscissero fuori, ma, tolte la
fasciature della ferita, si vide un pullulare di vermi ancora più grande,
aumentato anche da quelli che si moltiplicavano all´interno per la corruzione
delle viscere. Tutto il corpo aveva già perduto la sua forma. Questo tormento
duró un anno intero. Finalmente Galerio fu costretto a rivolgersi a Dio e a
riconoscere che era stato punito da lui. Sotto la pressione di sempre nuovi
dolori, ogni volta che per poco dominuissero, andava dicendo che avrebbe restituito
la libertà alla Cchiesa e che avrebbe riparare i delitti commessi. Era già
quasi in punto di morte quando fece pubblicare l´editto che segue:
34.
Editto di tolleranza di Galerio
in favore dei Cristiani (aprile
311)
35.
Morte di Galerio. Allora furono aperte le prigioni. Ma Galerio non
ottenne il perdono di Dio neppure con questo atto estremo de clemenza. Pochi
giorni dopo, raccomandato a Licinio la moglie e il figlio, soccombette
all´orrendo male mentre il suo corpo era già in decomposizione totale.
36.
Massimino
Daia tenta impadronirsi dell´Impero e riprende a perseguitare i cristiani con
maggior violenza
37.
Sperperi
pazzi e crudeltà di Massimino Daia
38.
Immoralità e
scandali di Massimino Daia
39.
Massimino
tenta sedurre Valeria vedova di Galerio
40.
Due matrone
amiche di Valeria condannate a morte di Massimino Daia
41.
Valeria in
esilio. Diocelziano interviene inutilmente presso Massimino in favore degla
figlia
42.
Ultime vicende e morte di
Diocleziano. Costantino ordinò che fossero
abbattute le statue e cancellate le immagini di Massimiano Erculeo in qualunque
luogo si trovassero. E siccome l´immagine di Massimiano era di solito dipinta
con quella di Diocleziano, alla dístruzione dell´immagine, l´uno doveva sempre
seguire anche la distruzione dell´immagine dell´altro. Diocelziano, ancora in
vita, dovette così assistere a un oltraggio che non era mai stato fatto a
nessun altro imperatore e ne rimase così avvilito che pensò di togliersi la
vita. Si aggirava per la casa di qua e di là con l´animo abbattuto e a causa
del dolore non trovava riposo e non prendeva cibo, sospirava e si lamentava
continuamente e spesso scoppiava in lagrime, spesso si gettava sul letto o per
terra e vi si avvoltolava convulsamente. Questo imperatore che dopo ventitré
anni di impero fortunatissimo aveva dovuto ritirarsi a una vita di silenzio e
di umiliazione, colpito dalla giustizia divina e diventato
odioso a se stesso e agli altri, finalmente, stremato dalla fame e
dall´amerezza, morì.
43.
Massimino si
unisce a Massenzio contro Costantino
44.
Battaglia
del ponte Milvio. Vittoria di Costantino e morte di Massenzio
45.
Costantino a
Milano. Licinio muove contro Massimino
46.
Visione di
Licinio prima della battaglia
47.
Battaglia
dei Campi Ergeni. Sconfitta e fuga di Massimino
48.
Rescritto di
Licinio concernente la libertà dei cristiani
49.
Morte di Massimino Daia. (313) Sotto l´incalzare delle truppe di Licinio il
tiranno si era dato alla fuga. Anche a Tarso si trovò preso tra due fuochi
perché non poteva fuggire né per terra né per mare senza possibilità di
sfuggire alla morte che Dio gli comminiva: la morte era il suo ultimo scampo ed
egli l´affrontò con la paura e la disperazione nell´animo. Ma prima di prendere il veleno si rimpinzì il ventre
di cibo e di vino ben sapendo che quello era il suo ultimo pasto. Così
l´efficacia del veleno, attutita per la quantità del cibo ingerito, non poté
recare subito la morte, ma si cambiò in un malore simile alla pestilenza che
fece sentire il dolore più a lungo senza liberare lo spirito. Alle fine il
veleno si fece sentire con tutta la violenza del dolore e penetrando nelle
viscere e corrodendole atrocemente lo portò a un punto tale di esasperazione e
di rabbia che prendeva manate di terra e le mangiava come un affamato. Questo
supllizio durò quattro giorni, nei quali egli, dilaniato
da bruciature atroci, sbatteva la testa contro i muri fino a far
uscire gli occhi dall´orbita. Poco prima della morte diventì cieco e nelle
tenebre materiali ebbe una visione in ispirito: Dio gli apparve circondato da
angeli in atteggiamento severo. Allora egli gridava come uno che fosse
sottoposto alla tortura: "Non sono stato io! Sono stati gli altri che
hanno fatto tutto questo!" Poi, prostrato dalla sofferenza, si rivolgeva a
Cristo e lo pregava che avesse pietà di lui. Così tra urli feroci e grida come
se fosse stato bruciato vivo esalò con una morte detestabile il suo spirito
crudele e colpevole.
50.
Morte di
Candidiano e di Saveriano. Distruzione della famiglia di Massimino. Licio fece mettere a morte anche il figlio maggiore di
Massimino e la figlia... Poco prima era stata fatta gettare nel fiume Oronte la
loro madre, in quello stesso fiume dove essa aveva fatto perire molte altre
donne a causa della loro onestà. Dio aveva così sbaragliato tutti i nemici
del suo nome e non ne era rimasta più né razza e radice.
51.
Morte di Valeria. Dopo di aver vagato per quindici mesi in diverse
province travestita da plebea, finalmente fu riconsociuta e presa presso
Tessalnica e condannata a morte insieme con la madre. Fu loro amputata la testa
e i corpi gettati in mare.
52.
Epilogo. Ringraziamento a Dio
per la cessazione della persecuzione e per il dono della libertà alla chiesa. Rendiamo grazie all´eterna misericordia di Dio, che
finalmente si è degnato abbassare il suo sguardo sulla terra, raccogliere
insieme il suo gregge, che era stato in parte devastato dai lupi rapaci e in
parte disperso, ed estirpare le male bestieche avevano desolato i pascoli del
gregge divino e fatto deserto il suo ovile. Dove sono ora quei nomi gloriosi
dei Giovi e degli Erculei che con tanta sfacciata petulanza erano stati assunti
da Diocleziano e da Massimiano e strombazzati in tutto il mondo...? Dio li ha
distrutti e spazzati via dalla terra! Celebriamo dunque con gioia il trionfo
del Signore. Cantiamo la grandezza della sua vittoria, ringraziamolo nelle
nostre adunanze diurne e notturne e preghiamolo che la pace ... possa durare
...