ETIKA I

I MALI

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2.7.2003

92CV9

La morte dei persecutori

Da Firmino Lattanzio composto probabilmente a Nicomedia non molto dopo il 313

Firmino Lattanzio:
La morte dei persecutori
Versione, introduzione e note a cura di Paolo Calliari
Edizioni Paoline 1967

1.    Dio aveva procrastinato la pena degli empi per far vedere in essi come egli è solito guidare tutti gli avvenimenti della storia umana, e perché i posteri si convincessero che il Dio dei cristiani è il solo e il sempre immutabile vindice della giustizia contro gli empi e i persecutori. (31)

2.    Nerone, tiranno sanguinario e crudele ... Pietro e Paolo furono le prime sue vittime. Pietro fu appeso alla croce e Paolo fu decapitato. Ma a Nerone male gliene incolse, perché non si colpisce impunemente ciò che appartiene a Dio. Dio infatti volse lo sguardo alle sofferenze del suo popolo. Il tiranno, precipitato dal suo trono, spogliato dalla sua potenza e reso del tutto inerme, sparì tutto a un tratto e non si poté sapere neppure dove fosse la tomba di questa bestia esecranda. (34s.)

3.    Domiziano. Spinto dai demoni a perseguitare il popolo santo di Dio, pagò la pena della sua empietà e cadde in balìa dei suoi nemici; i quali non solo lo uccisero nella sua stessa casa, ma resero anche la memoria del suo nome condannabile ed esecranda. (38s.)

4.    Decio. Trovò la morte sul campo di battaglia. E il suo corpo non ebbe neppure l´onore della sepoltura. Infatti giacque spogliato e nudo in preda degli uccelli e delle belve rapaci.

5.    Valeriano. Osò alzare le sue empie mani contro Dio. Preso prigionero dai Persiani ... dovette vivere in una schiavitù vergognosissima. Sàpore, il re dei Persiani, ogni volta che voleva salire sul carro o sul cavallo, faceva chinare davanti a sé l´imperatore di Roma e gli metteva il piede sulla schiena come su uno sgabelo.

6.    Aureliano. Assassinato, a quanto si crede, dagli stessi suoi amici.

7.    Diocleziano, inventore di tutti i mali e istigatore di tutti i delitti ... mano sacrilega contro Dio. ... grande carestia. ... aveva causato grandi rovine e la morte di molti.

8.    Massimiano Erculeo, fratello di Diocleziano. La libidine di quest´uomo era tanto grande che non si contentava di dare pubblico spettacolo della sua sodomia ma arrivava perfino a tentare e sedurre le figlie delle famiglie più nobili. Tutte le volte che era in viaggio, dovunque si trovasse, aveva a sua disposizione le giovani figlie dei bobili del luogo, strappate con la violenza alle loro famiglie.

9.    Galerio, generale di Diocleziano. Era peggiore degli uomini peggiori di tutti i tempi. Era, nel vero senso della parola, una bestia.

10.                      Occasione della persecuzione dei cristiani. Diocleziano immolava spesso animali e cercava nelle loro viscere i presagi che desiderava. Il maestro degli arùspici, chiamato Tagis, disse che i sacrifici non potevano dare i responsi desiderati perché c´erano presenti delle persone profane. Furente d´ira, Diocleziano comandò allora che tutti dovessero prendere parte al sacrificio. Anche i soldato fossero obbligati a presenziare i nefandi sacrifici.

11.                      Galerio induce Diocleziano a una persecuzione più radicale. La madre di Galerio era adoratrice degli dei delle montagne e quasi tutti i giorni faceva sacrifici in loro onore. I cristiani se ne astenevano, digiunavano e pregavano con fervore. Galerio esigeva che i cristiani che si rifiutassero a sacrificare fossero tutti bruciati vivi.

12.                    La chiesa di Nicomedia abbattuta per ordine di Diocleziano

13.                      Promulgazione dell´editto. Prime reazioni dei cristiani. (Il 24 febbraio del 303) fu promulgato un editto secondo il quale tutti i cristiano erano privati di ogni onore e carica pubblica e passibili di tutte le pene, qualunque fosse il loro grado e la loro posizione. Un cristiano ebbe il grande coraggio di strappare l´editto. Fu subito trovato, preso, sottoposto a crudelissime torture, cotto e bruciato. Ma egli sopportò tutti i tormenti con pazienza ammirevole.

14.                    Di due incendi scoppiati nel palazzo imperiale di Nicomedia sono incolpati i cristiani

15.                    La persecuzione si allarga

16.                    Donato, amico di Lattanzio, è gettato in prigione con molti altri

17.                      Declino della potenza politica e malattia di Diocleziano. Un anno intero di malattio. Morte parziale. Diventò pazzo e a intervalli era furioso e a intervalli calmo.

18.                    Galerio obbliga Diocelziano ad abdicare

19.                    Diocleziano abdica in favore di Galerio. Elezione di Severo e Massimino Daia a Cesari

20.                    Progetti di Galerio per il futuro del suo impero

21.                      Galerio Imperatore. Pessimo governo e immoralità spaventosa. Raffinatezza e crudeltà delle pene inflitte ai cristiani. Quando voleva divertirsi designava qualcuno per nome e lo faceva gettare agli orsi. Raramente andava a tavola senza prima aver assistito a qualcuno di questi spettacoli.

22.                    Crudeltà bestiale di Galerio contro i non cristiani

23.                    Tasse ingenti e carestie spaventosa sotto Galerio

24.                    Galerio insidia alla vita di Costantino. Fuga drammatica di Costantino da Nicomedia

25.                    Costantino Imperatore. Reazione di Galerio

26.                    Massenzio si fa eleggere Imperatore a Roma. Massimiano Erculeo riprende la porpora. Morte di Severo

27.                    Galerio contro Massenzio. Sconfitta e fuga di Galerio

28.                    Massimiano Erculeo contro il figlio Massenzio

29.                    Massimiano Erculeo insidia alla vita di Costantino

30.                    Massimiliano Erculeo impiccato

31.                    La situazione di Galerio si aggrava

32.                    Massimino Daia contro Galerio

33.                      Malattia orribile di Galerio. Dio punì Galerio al diciottesimo anno del suo regno (310) con una malattia insanabile: un´ulcera maligna che lo aveva colpito nella parte inferiore dei genitali e che si allargava sempre più. Cura radicale. Ma al minimo movimento del corpo la ferita si riapriva e il sangue scorreva più abbondante di prima. ... Il dolore diventava sempre più forte. La cancrena se estendeva sempre più e aveva già preso la parte superiore del corpo, le viscere uscite andavano in putrefazione e tutte le parti circostanti non erano che un ammasso di pus e di marcia. Il male penetra nell´interno, lo rode e vi fa nascere dei vermi. Il fetore insopportabile si estende non solo al palazzo, ma a tutta la città. Il corpo è consumato dai vermi e come decomposto e disciolto tra dolori indicibili. Sulla piaga sanguinante allora furono poste carni cotte e calde di animali, perché col calore i vermi uscissero fuori, ma, tolte la fasciature della ferita, si vide un pullulare di vermi ancora più grande, aumentato anche da quelli che si moltiplicavano all´interno per la corruzione delle viscere. Tutto il corpo aveva già perduto la sua forma. Questo tormento duró un anno intero. Finalmente Galerio fu costretto a rivolgersi a Dio e a riconoscere che era stato punito da lui. Sotto la pressione di sempre nuovi dolori, ogni volta che per poco dominuissero, andava dicendo che avrebbe restituito la libertà alla Cchiesa e che avrebbe riparare i delitti commessi. Era già quasi in punto di morte quando fece pubblicare l´editto che segue:

34.                      Editto di tolleranza di Galerio in favore dei Cristiani (aprile 311)

35.                      Morte di Galerio. Allora furono aperte le prigioni. Ma Galerio non ottenne il perdono di Dio neppure con questo atto estremo de clemenza. Pochi giorni dopo, raccomandato a Licinio la moglie e il figlio, soccombette all´orrendo male mentre il suo corpo era già in decomposizione totale.

36.                    Massimino Daia tenta impadronirsi dell´Impero e riprende a perseguitare i cristiani con maggior violenza

37.                    Sperperi pazzi e crudeltà di Massimino Daia

38.                    Immoralità e scandali di Massimino Daia

39.                    Massimino tenta sedurre Valeria vedova di Galerio

40.                    Due matrone amiche di Valeria condannate a morte di Massimino Daia

41.                    Valeria in esilio. Diocelziano interviene inutilmente presso Massimino in favore degla figlia

42.                      Ultime vicende e morte di Diocleziano. Costantino ordinò che fossero abbattute le statue e cancellate le immagini di Massimiano Erculeo in qualunque luogo si trovassero. E siccome l´immagine di Massimiano era di solito dipinta con quella di Diocleziano, alla dístruzione dell´immagine, l´uno doveva sempre seguire anche la distruzione dell´immagine dell´altro. Diocelziano, ancora in vita, dovette così assistere a un oltraggio che non era mai stato fatto a nessun altro imperatore e ne rimase così avvilito che pensò di togliersi la vita. Si aggirava per la casa di qua e di là con l´animo abbattuto e a causa del dolore non trovava riposo e non prendeva cibo, sospirava e si lamentava continuamente e spesso scoppiava in lagrime, spesso si gettava sul letto o per terra e vi si avvoltolava convulsamente. Questo imperatore che dopo ventitré anni di impero fortunatissimo aveva dovuto ritirarsi a una vita di silenzio e di umiliazione, colpito dalla giustizia divina e diventato odioso a se stesso e agli altri, finalmente, stremato dalla fame e dall´amerezza, morì.

43.                    Massimino si unisce a Massenzio contro Costantino

44.                    Battaglia del ponte Milvio. Vittoria di Costantino e morte di Massenzio

45.                    Costantino a Milano. Licinio muove contro Massimino

46.                    Visione di Licinio prima della battaglia

47.                    Battaglia dei Campi Ergeni. Sconfitta e fuga di Massimino

48.                    Rescritto di Licinio concernente la libertà dei cristiani

49.                      Morte di Massimino Daia. (313) Sotto l´incalzare delle truppe di Licinio il tiranno si era dato alla fuga. Anche a Tarso si trovò preso tra due fuochi perché non poteva fuggire né per terra né per mare senza possibilità di sfuggire alla morte che Dio gli comminiva: la morte era il suo ultimo scampo ed egli l´affrontò con la paura e la disperazione nell´animo. Ma prima di prendere il veleno si rimpinzì il ventre di cibo e di vino ben sapendo che quello era il suo ultimo pasto. Così l´efficacia del veleno, attutita per la quantità del cibo ingerito, non poté recare subito la morte, ma si cambiò in un malore simile alla pestilenza che fece sentire il dolore più a lungo senza liberare lo spirito. Alle fine il veleno si fece sentire con tutta la violenza del dolore e penetrando nelle viscere e corrodendole atrocemente lo portò a un punto tale di esasperazione e di rabbia che prendeva manate di terra e le mangiava come un affamato. Questo supllizio durò quattro giorni, nei quali egli, dilaniato da bruciature atroci, sbatteva la testa contro i muri fino a far uscire gli occhi dall´orbita. Poco prima della morte diventì cieco e nelle tenebre materiali ebbe una visione in ispirito: Dio gli apparve circondato da angeli in atteggiamento severo. Allora egli gridava come uno che fosse sottoposto alla tortura: "Non sono stato io! Sono stati gli altri che hanno fatto tutto questo!" Poi, prostrato dalla sofferenza, si rivolgeva a Cristo e lo pregava che avesse pietà di lui. Così tra urli feroci e grida come se fosse stato bruciato vivo esalò con una morte detestabile il suo spirito crudele e colpevole.

50.                    Morte di Candidiano e di Saveriano. Distruzione della famiglia di Massimino. Licio fece mettere a morte anche il figlio maggiore di Massimino e la figlia... Poco prima era stata fatta gettare nel fiume Oronte la loro madre, in quello stesso fiume dove essa aveva fatto perire molte altre donne a causa della loro onestà. Dio aveva così sbaragliato tutti i nemici del suo nome e non ne era rimasta più né razza e radice.

51.                      Morte di Valeria. Dopo di aver vagato per quindici mesi in diverse province travestita da plebea, finalmente fu riconsociuta e presa presso Tessalnica e condannata a morte insieme con la madre. Fu loro amputata la testa e i corpi gettati in mare.

52.                      Epilogo. Ringraziamento a Dio per la cessazione della persecuzione e per il dono della libertà alla chiesa. Rendiamo grazie all´eterna misericordia di Dio, che finalmente si è degnato abbassare il suo sguardo sulla terra, raccogliere insieme il suo gregge, che era stato in parte devastato dai lupi rapaci e in parte disperso, ed estirpare le male bestieche avevano desolato i pascoli del gregge divino e fatto deserto il suo ovile. Dove sono ora quei nomi gloriosi dei Giovi e degli Erculei che con tanta sfacciata petulanza erano stati assunti da Diocleziano e da Massimiano e strombazzati in tutto il mondo...? Dio li ha distrutti e spazzati via dalla terra! Celebriamo dunque con gioia il trionfo del Signore. Cantiamo la grandezza della sua vittoria, ringraziamolo nelle nostre adunanze diurne e notturne e preghiamolo che la pace ... possa durare ...

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